sabato 13 giugno 2009

Bodies confused.

Due hamburger, le uova, insalata, e magari una bottiglia d’olio due hamburger, le uova, insalata, e magari una bottiglia d’olio. Bruce Lee ha detto che chi pratica il kung fu è votato all’indipendenza, non teme il giudizio degli altri. Eppure… “Posizione di Chi Bao Shi, ruotate il busto molto lentamente, potete sentire il Chi sulla pelle della braccia” Sensazione elettrica, calore, sì, il Chi.
E poi tutta la paura, il dolore, il dolore e la paura, Focus Groups, prendetevi cura del bambino interiore, Dio mi sembra Fight Club, ma questo non è un simpatico pinguino, è il bambino interiore due hamburger, le uova, insalata, e magari una bottiglia d’olio, devo prendere due hamburger, le uova… insalata… “perché ‘o vedi questo, ‘o sai che è questo? Questo è’n manganello!” dice il vecchio tondo, tutto in lui è tondo, la pancia è tonda, la testa pelata è tonda, i suoi piccoli occhi miopi sono tondi, e azzurrissimi! Persino le gambe sono tonde, chissà se ha pure i coglioni così tanto tondi! Eppure sono contento “perché ‘n pugno qui… casco pe’ tera”.
Chi pratica il kung fu è votato all’indipendenza, non teme il giudizio degli altri eppure ho paura per il prossimo esame, il Peng, il leggendario uccello cinese che si dirige verso il Grande Mare del nord, in arabo si trova Pangias, che si può leggere anche bangas, Fenix no? La “b” si desonorizza, caduta della “a” assimilazione tra “g” ed “s” metamorfosi, un’altra parola greca, Fenix, il peng, grande non so quante migliaia di li, che però è un pesce che si trasforma in uccello, metamorfosi, la fenice che rinasce dalle proprie ceneri, metamorfosi. Ma chi è chi? E’ la fenice dei persiani il peng dei cinesi o viceversa o sono la stessa cosa, la fantasia degli uomini a cui non si possono chiedere spiegazioni?
Sogno.
Sogno di estrarre un filo dalla mia bocca, sto usando un paio di forbici, mi vedo da dentro, poi le forbici si impigliano nella mia bocca, in qualcosa, so che non dovrei tirare ma lo faccio, un dolore lancinante, un dolore che mi è familiare, guardo le punte di acciaio sporche di sangue tiro ancora, mi vedo da fuori, un lungo filo insanguinato che sento strappare il palato, il dolore è lancinante, tiro… eppure sono contento.
Sogno un bambino, un bambino che chiede il mio aiuto, un bambino biondo, lo prendo per mano, lo prendo in braccio, c’è una tenda laggiù, di fronte al mare, il mare in tempesta, eppure è calmo, lo prendo in braccio mentre camminiamo sulla spiaggia blu cobalto, sento il rumore della risacca nella notte di pece, camminiamo, entriamo nella tenda, sei al sicuro qui, ora, piccolo, siamo al sicuro. Lo bacio sulle guanciotte tonde, ride, sono felice.
Si dice che il maestro Chuang-zi avesse sognato d’essere una farfalla ignara di essere Chuang-zi, e che al risveglio non sapesse più se era lui che sognava di essere una farfalla o una farfalla che sognava di essere Chuang-zi. E’ scritto nel suo libro “questo è ciò che chiamiamo la metamorfosi degli esseri.”
Mi sveglio.
Mi alzo, sto bene, mi dà piacere il sonno che scivola via, sabbia sul corpo, è una giornata di luce fuori, il cielo è terso e azzurro come se mani giganti l’avessero steso, sopra le case, guardo le mie piante, per vedere se anche loro sentono il cambio di stagione, se per caso una foglia è un po’ più verde di ieri, per un attimo mi sembra di sentirla, la terra che gira, ogni cosa completa in se stessa.

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