Il ragazzo si alzò dalla sua stuoia, come ogni mattina avrebbe praticato il suo Chi Gong, si sarebbe applicato al lavoro nei campi, dopodichè lo attendevano ore di estenuante condizionamento fisico. A metà giornata avrebbe praticato i Tao Lu, mentre il tardo pomeriggio era tradizionalmente adibito allo studio dei Classici di Confucio. La sera, infine, avrebbe lottato con il proprio Maestro per allenare determinazione e gentilezza, caratteristiche imprescindibili per essere un uomo.
La porticina di legno si aprì di colpo mentre era assorto in questi pensieri. Vide il maestro Wei Pei immobile sulla soglia, vestito con dei semplici pantaloni di lino bianco e una camicia nera, anch'essa di lino.
"Vieni, figliolo" disse.
Si sedettero nella radura antistante la piccola capanna, lo sguardo di Wei Pei non aveva perso nulla della sua fermezza, ma gli parve di scorgere una nota di dolcezza che non aveva più ritrovato una volta superata l'infanzia.
"Figliolo, sono più di dieci anni che ti tengo sotto la mia protezione, è giunta l'ora che tu vada, che tu affronti il mondo, ti trovi una donna e un impiego onesto. Ti ho concesso di apprendere il Wu Shu, l'I Ching e i Classici, ti ho dato un tetto e ti ho concesso di mangiare del tuo lavoro. Ma ora è tempo che tu compia i tuoi sbagli."
"Sifu... io non..."
"Chi sa non parla, chi parla non sa. Una prova ti attende che non si può più procrastinare."
Il ragazzo mostrò al Maestro tutte le tecniche che aveva appreso, esprimendo appieno la forza della Tigre e l'eleganza dell'Airone, la rapidità del Serpente e la flessibilità della Gru. Gli mostrò gli ingannevoli stratagemmi della Mantide , e le imprevedibili movenze della scimmia.
Mentre praticava i Tao Lu la sua mente andava ai sessantaquattro esagrammi e ai cinque elementi, egli era fuoco, metallo, legno, terra, acqua, respirava nel ciclo dell'esistenza, indissolubilmente connesso alla Vita.
Terminata che fu la dimostrazione, si accorse di una lacrima sulla barba di Wei Pei. Disse: "Sifu, ho forse deluso le vostre aspettative?"
Il maestro fece per parlare e rispose: "Chang, ora tu sai privare un lupo delle zanne, uccidere una tigre con un esile bambù, sai afferrare un serpente mentre lancia il suo attacco velenoso, evitare una ghianda che cade da un albero senza alcun rumore, sai camminare silenzioso come una pantera e disarmare una banda di briganti senza spegnere la luce dei loro occhi. Ma il Wu Shu non è solo questo. Il Wu Shu è il tentativo dell'uomo di dominare la casualità del combattimento, di imprimere l'ordine sul caos, infondere la logica nell'imprevedibilità. In questo non è diverso dallo I Ching, dalle massime di Confucio, dalla matematica o dall' ingegneria, dall'agricoltura e dall'allevamento. Per questo tu vedi una lacrima sulla mia barba. Non dicono forse: Una giornata di sole può rapidamente trasformarsi in una tempesta echeggiante di tuoni e fulmini; un temporale imperversante può improvvisamente lasciare spazio ad una limpida notte lunare? "
Il ragazzo lasciò che le parole del Maestro si depositassero sul fondo della sua anima, le contemplò con gravità e poi con serenità, come si contempla un grande tesoro che è anche un grande potere. Poi ruppe il silenzio e disse:
"Perdona la mia caparbietà, Sifu, ma Lao Tze ha detto anche: Il tempo può essere incostante, ma il cielo rimane sempre lo stesso. L'essenza della mente umana dovrebbe funzionare allo stesso modo."
"Giusta osservazione, ma è stato pure detto: la conoscenza è altro dall'esperienza. Ora prendi le tue cose e vai, che io non abbia più a preoccuparmi della tua vita."
"Ho dunque superato la prova Maestro?"
Gli occhi severi di Wei Pei ebbero un guizzo, l'angolo destro della sua bocca si increspò in un sorriso, poi prese a ridere con forza, battendosi le cosce con le palme delle mani.
Quando si fu ripreso disse: "Mio caro Cheng, vedi la strada oltre il bosco? E' lì, che comincia il tuo esame."
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